Den Helder – Westerland (30,9 km)
La prima volta
Ore 11:30 (Den Helder): Franci sta bevendo il suo primo cappuccino. Mi rimane il dubbio che lo finisca. Anzi, dubbio confermato. Ne ha bevuto giusto un sorso.
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Ore 20:30 – In attesa. Di Sara che, dall'altra parte del mondo dovrebbe connettersi per fare due chiacchiere e dirci come è andata la settimana. Ma Sara non c'è ed io, devo dire la verità, rodo un po'. Però questo non è il diario delle mie paturnie, e quindi ne approfitto per chiudere la giornata.
Tappa tranquilla, solo 35 km. Ormai per noi se non sono almeno una cinquantina non ci piace. Sembrerà una battuta, ma oggi il Ciccio si è veramente lamentato che la tappa era corta. Fatti ieri 50 km ormai siamo condannati a pedalare alla morte tutti i giorni.
Da Den Helder ci siamo spostati ad est verso Den Oer, facendo tappa a Hyppolitushoef (nome impossibile da scrivere, figuriamoci a pronunciarlo). Il percorso è tornato olandesamente piatto nella usuale dovizia di pecore e mucche che brucano contente non sapendo che i pesci, a poche centinaia di metri, nuotano sopra le loro teste. Infatti la strada si sviluppa lungo una diga che separa il mare dalla pianura che si trova a qualche metro sotto il livello del mare. A un certo punto fermiamo le bici e saliamo sulla diga; a sinistra il mare e a destra la terra. E si vede benissimo il dislivello e il fatto che i Paesi Bassi sono davvero bassi. Il margine è di pochi metri, tre, quattro al massimo. Mi domando cosa pensino da queste parti dello scioglimento delle calotte polari.
Arriviamo al campeggio il pomeriggio presto. Il posto è carino, pieno di giochini. Franci fa amicizia con due fratellini olandesi e se la intendono come se parlassero la stessa lingua.
Verso le 17 andiamo al paesino dal nome impronunciabile dove tutti i ristoranti sono chiusi perché è lunedì. Unica eccezione il ristorante cinese, a riprova del fatto che i cinesi sono instancabili lavoratori in tutto il pianeta. Il prezzo, però, è il prezzo unico nazionale olandese: 55 euro per tre persone. Cinesi o no, questo si paga.
Al ritorno finalmente parliamo con Sara, ed abbiamo tutti un sacco di cose da dirci. La telefonata termina solo quando l'addetta all'annaffiatura piante ci fa sapere, urlandoci in olandese, che non siamo graditi a parlare fuori dalla reception. Io cerco di capire, ma alla terza urlata decido di urlare anch'io, così magari capisce che si può usare il per favore anche se non si sa l'inglese.
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