16-17 agosto: Alkmaar – Texel

Alkmaar – Texel (76 km)



Le colombe di Noè

(Diario scritto il 17 giugno)

Forse oggi recupero. Il perché sarà più chiaro fra qualche riga.

La mattina di ieri siamo riusciti ad essere anche più inefficienti: sveglia alle 8 e partenza alle 11:30. A nostra discolpa va citato il disastro di roba fra l'umido e il bagnato che ci ha lasciato il temporale come ricordo.



Piano piano, però, ce la facciamo e salpiamo le ancore. Il programma prevede la mattinata ad Alkmaar, ridente cittadina fra i canali, e il pomeriggio di trasferimento verso Callantsloog.

Alkmaar è un po' un'Amsterdam in miniatura. Tipiche casette colorate e un po' storte, addossate l'una all'altra lungo i vari canali che la fendono un po' in tutte le direzioni. Dopo qualche passo in centro pensiamo di andare al museo del formaggio, ma alla fine optiamo per un giro con la chiatta lungo i canali. La cosa più divertente in assoluto, per il Ciccio ma anche per noi, è passare sotto i ponti. Alcuni sono bassissimi e richiedono che ci sdraiamo praticamente sul fondo della chiatta.



Dopo il giro facciamo uno spuntino con doppio cappuccio e brioche che a me e Meri dà una svolta alla giornata, trasformandoci da due morti viventi in esseri quasi umani.

Alle 14:30 partenza per Callantsloog. A Franci chiediamo di dare uno zic nella pedalata, visto che ieri aveva l'andatura di chi va in bici ma pensa di dover andare a piedi. Forse non avremmo dovuto chiederglielo, visto che di colpo parte che si crede Pantani e ci viene il sospetto che la pizzetta mangiata a pranzo contenesse sostanze vietate dal CIO. In sostanza corre come un forsennato e continua a chiederci se lo zic va bene così o deve spingere di più.

La tappa è interessante e corre, per la maggior parte, in paesaggio molto diverso da quello di ieri. Siamo in boschi su sterrato con salite e discese divertenti, poi il paesaggio si apre e corre al limitare delle dune di sabbia che celano la vista del mare. Le dune sono particolari. Non sono solo sabbia bianca, come uno se le potrebbe immaginare. Sono un vero e proprio ecosistema dove predomina vegetazione bassa, erba, rose e arbusti, ma dove riescono a crescere anche vere proprie pinete.



Nelle dune vivono anche cavalli e un tipo di mucca pelosa che potrebbe ricordare lo gnu. Durante la tappa cerchiamo anche di seminare Meri ad un incrocio. Dopo un paio di chilometri io e Franci ci fermiamo e scopriamo di essere soli. Un sms ci richiama indietro, ad un incrocio dove eravamo riusciti a far perdere le nostre tracce.

Arriviamo al campeggio alle 17 circa. Il posto è un micro-campeggio a conduzione familiare dove ci accoglie una simpaticissima signora che ci mette subito a nostro agio. Franci trova subito una casetta e varie macchinine sparse per il giardino. Mentre noi montiamo lui si costruisce la sua base: la casetta e tutti i vari mezzi da trasporto e da lavoro ordinatamente disposti al suo fianco.

A cena andiamo a Callantsloog, anonimo paesino turistico (una specie di Riccione, ma tremila volte più piccolo) dove decidiamo di mangiare un'insalata per stare leggeri. Alla fine della cena rivediamo il concetto di insalata così che la prossima volta staremo leggeri a base di montone alla griglia. La notte è tutt'altro che semplice. Innanzitutto delle fottutissime colombe si sono date il turno a tubare tutta la notte. Probabilmente Noè, quando liberò le colombe alla fine del diluvio universale, non lo fece in segno di pace, ma perché gli avevano rotto i coglioni per 40 giorni e 40 notti. Forse avrebbe fatto bene a mangiarsele, così le avrebbe eliminate definitivamente dalla faccia della terra.

Il secondo motivo è che non ho più un lato sano su cui dormire. Ho cercato disperatamente la quinta dimensione su cui poggiare il mio corpo ma niente, probabilmente non esiste. E quindi mi sono rivoltato continuamente come una frittata a quattro lati (schiena, fianco destro, fianco sinistro, pancia); il tutto al ritmo incessante del tubare delle colombe.

La mattina torniamo efficienti come non mai: sveglia ore 8:30 e partenza ore 11. Ma questa volta un caffè mattutino preparato dalla signora ci dà la marcia giusta per partire in direzione Den Helder, da cui prenderemo il traghetto per spostarci su Texel, isola sabbiosa all'estremo settentrione. Il tragitto è divertente e veloce, tutto fra le dune in costa, su una ciclabile che in molti punti si allontana dalla strada e si snoda in un ambiente molto suggestivo. Il vento lo abbiamo alle spalle, come del resto ieri, e forse è anche questa la causa della nostra straordinaria efficienza pedalatoria. Dopo l'acquazzone dell'altro ieri il tempo ci è stato amico ed anche oggi ci ha regalato una mattinata di sole che si è coperto solo nel primo pomeriggio.

Sul traghetto ci aspetta una sorpresa che ha dell'impossibile o, almeno, dell'estremamente improbabile. Su un baracchino trainato da un trattore ci sono il campione olimpionico di wind surf, Dorian van Rijsselberghe, e tutto il suo seguito che tornano a Den Burg, sua cittadina natale. Quando il traghetto attracca sull'isola il trattore con il casotto di legno, il campione e il suo seguito, marciano a passo d'uomo verso Den Burg, distante 6 km circa. Dietro una festa di macchine in fila e a Den Burg una festa di gente in attesa. Ci dicono che domani ci sarà una grande party sulla spiaggia in suo onore.



All'ufficio informazioni chiediamo della disponibilità di bed and breakfast e ne troviamo uno a poca distanza a un prezzo accessibile. Ogni remora è subito dissipata e lo prenotiamo per ben due notti. E quindi eccoci qua al morbido per un paio di notti, senza colombe, ma con un ronzio di un insetto non identificato che spero smetterà una volta spenta la luce, altrimenti mi sa che rimpiangerò il tubare delle colombe.

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