Viterbo
La città nera
La meta si avvicina. Anche domani pedaleremo nel mezzo della Storia, attraverso le "tagliate" etrusche, strette strade scavate nel tufo dagli Etruschi, appunto.
Viterbo è una città strana, di fascino, ma nel contempo un po' dimessa, secondo me non ancora raggiunta dagli interventi di valorizzazione dei centri storici, grazie ai quali tante città e paesi d'Italia sono stati valorizzati, trasformandosi in isole di costosissima bellezza. Qui, ancora tutto è un po' ruspante. Balzano all'occhio più i segni dalla vecchiaia che quelli dell'antichità, che pure s'impone con i massicci ruderi delle mura turrite, l'imponenza sobria del duomo e la maestosità del palazzo dei papi.
Ovunque si percepisce una strana commistione di città e campagna, dove la campagna sembra penetrare la città ad ogni svolta di strada. Dietro ogni angolo di via del centro storico si apre un viottolo scombinato di asfalto rattoppato. Le case lungo le vie strette sono segnate dall'usura dovuta al trascorrere di vite semplici e non danarose. Insomma un centro storico che mi ha molto ricordato l'atmosfera di paese della mia infanzia, meno rifinita, meno restaurata, meno profumata, meno esteticamente impeccabile o igienicamente sterile di quella di oggi, ma, forse proprio perché legata al tempo d'oro della fanciullezza, ricca di un pulsare magico di vita.
Viterbo, la città nera, direi, per il colore del lastricati delle strade più nobili del centro e il grigione della pietra dei palazzi, che ha preso il posto del rosso del cotto, che domina nelle città e nei borghi toscani.