Lausanne – Martigny (78.87 km)
Comme Pinocchio
Ormai ci abbiamo preso gusto al saliscendi. Dicono faccia bene alla salute e predisponga ad affrontare come si deve le salite che verranno, soprattutto se lunghe e impegnative.
Così la mattina lasciamo Losanna puntando per i vigneti, dopo aver lasciato spiovere il temporale e riempito la pancia e non solo del generoso buffet dell’ostello, che almeno a colazione si riscatta dall’onta del prezzo svizzero e delle federe bucate. Scopriamo oggi che la Svizzera produce vini di tutti i tipi e colori, spremendo uve che crescono affacciate sul lago come su un balcone. Si tratta di ottimi vini ma per qualche ragione (che scoprirò fra un paio di giorni) in Italia non ne parla nessuno per cui ci continuiamo a illudere di detenere il primato di qualità sul nettare di Noè.
Ci impenniamo sul dorso della collina poco dopo Losanna e la strada tira da subito come un cane al guinzaglio. Essendo impegnato in una telefonata di lavoro, alla quale partecipo come un asmatico, mi perdo un po’ il gusto della salita, con la sua fatica ripagata dai panorami che si aprono piano piano. Superiamo un gruppo di ragazzi che vengono su a spinta (che soddisfazione!) mentre veniamo superati dalle solite bici elettriche portate con nonchalance da giovanotti nerboruti che vorrei vedere a bordo strada in lacrime di fronte alle loro batterie irrimediabilmente scariche.
Finisco la telefonata che arriviamo su uno splendido terrazzo sul lago, che si stende 300 m più in basso come un tappeto azzurro a invadere la valle del Rodano. In fondo quello che noi tutti chiamiamo Lago di Ginevra (o più correttamente Lago Lemano, come mi farà notare un mio amico fra qualche giorno) è poi ancora lui, il fiume Rodano che si nasconde per compiere in santa pace quella che è una vera e propria metamorfosi. Il risultato l’abbiamo conosciuto nei giorni passati, ma il punto di partenza ci attende più avanti, dopo Montreaux, quando lo ritroveremo fiume, o magari torrente, chissà.
Dopo una sosta in cui tiriamo il collo ai due panini che ci siamo fatti di nascosto all’ostello riprendiamo, stavolta entrando letteralmente nei vigneti lungo tratturi e strade di campagna in cemento. E’ un su e giù, dove il giù vince sul su, che ci conduce a Vevey. Vevey, Vevey…. chi era costui? Già visto questo nome da qualche parte. Devo sbattere letteralmente conto l’ingresso della Nestlè, la madre di tutte le multinazionali per ricordarmi che Vevey era scritto sulle etichette dei barattoli gialli di Nesquik, che a un certo punto della mia fanciullezza mia madre aveva sostituito alle scatole di cacao Perugina per prepararmi la mia cioccolata mattutina.
Quando ci fermiamo da un panettiere ci rendiamo conto che la mattinata è stata bella ma di strada ne abbiamo fatta ben poca. Abbiamo ancora 55 km da sfangarci prima di chiudere il lucchetto su questa giornata. Riprendiamo un po’ di malavoglia lungo la statale che costeggia il lago, passiamo Montreux (dove non riesco a non pensare al suo mitico festival jazz e alla performance del chitarrista Bireli Lagrene che ne calcò il palco a soli 13 anni nel 1981, con una performance solista da fare invidia a Django Reinhardt) e ci fermiamo a mangiare i nostri panini in un parchetto proprio al limitare del lago, un po’ per salutarlo definitivamente ma soprattutto perché abbiamo una fame della Madonna.
E’ ormai pomeriggio quando lasciamo il lago ed entriamo in valle. Il Rodano è bianco e impetuoso, giovane, gonfio dell’energia dei ghiacciai. Ignaro del gran mescolatore che l’attende e che lo normalizzerà a fiume lento e saggio.
Se le colline di Losanna erano un vigneto la valle prima di Martigny è un frutteto di pere, mele, prugne e albicocche. Gli ultimi chilometri li passiamo letteralmente fra gli alberi, gonfi di frutta e invitanti come l’uva moscatella di Pinocchio. Vorrei fare come lui e servirmi di un’albicocca o una pera, magari raccolta da terra, ma me ne manca il coraggio. E forse faccio bene, visto quello che è successo a Lugano negli anni ’70 ai due figli di Gaber e Luporini: avevano preso qualche grappolo d’uva da un vigneto per giocare a fare il vino e si sono trovati due belle multe da 500.000 lire, una per ciascuno.
E’ sera. In pizzeria guardiamo il depliant della mostra di Giacometti che si trova proprio qui a Martigny. La potremmo visitare domani mattina ma sgamiamo il prezzo (20 franchi a biglietto) e nascondiamo immediatamente il depliant sotto la tovaglia. Via. Dimenticato. Mai esistito.