4 agosto: Chippis – Brig

Chippis – Brig (45.47 km)



Tout de coup.. die Rotten

I ponti sono fatti per unire. Un’isola alla terraferma, o le due rive di un fiume. Ma da queste parti possono anche dividere. Poco fuori da Chippis un ponte fa da spartiacque fra esseri umani che parlano francese da altri che parlano tedesco. Tutti appartenenti non solo alla stessa nazione, ma allo stesso cantone. E’ vero che in Alto Adige non è poi così diverso, ma qui mi fa più effetto. La divisione è netta e poi chi sta nella parte francese il tedesco non è che lo parli poi tanto. E viceversa.

E’ una nazione strana la Svizzera. Una specie di arlecchino di francesi, tedeschi e italiani che, però, si sentono tutti parte della stessa nazione. Se la patria è uno dei concetti umani più astratti, la Svizzera è l’astrazione di un’astrazione. E poi la faccenda della neutralità. Sembrerebbe impossibile tenersi alla larga da tutti i pasticci che il genere umano riesce a produrre, ma da queste parti è un miracolo possibile. In questi giorni non ho potuto fare a meno di pensare alla vita in queste valli mentre l’Europa bruciava nel fuoco della seconda guerra mondiale. In Germania Hitler invadeva, deportava e bruciava ebrei di mezzo mondo, in Italia Mussolini scimmiottava il suo compare tedesco, la Francia provava il sommo dolore dell’invasione dello straniero, in tutto il resto del mondo erano bombe, spari, morti, violenze, dolori, mentre qui i pastori mungevano le mucche, andavano a casa per pranzo e la domenica scendevano tranquilli in paese per la messa.

Si dice che questo sia stato e sia possibile perché in Svizzera c’è il denaro di tutto il mondo, pulito o sporco non importa, ma chissà se questo è sufficiente a creare un’isola di stabilità che ha dell’incredibile? In fondo non lo so e forse dovrei viverci in questo paese per sperare di capirne di più, ma anche ammesso di riuscire a viverci non sono certo che sia impresa così semplice.

Anche oggi il vento ci spinge generoso controcorrente. La valle si stringe, com’è naturale, ma il fondo rimane una specie di pianura coltivata ora non più a frutta ma a mais, mentre da qualche parte il fiume ha cambiato nome e si chiama Rotten. Si va via veloci e arriviamo a Brig per le 13, in piena calura. Dopo il panino incontriamo Andres, il nostro ultimo ospite, appena tornato da un volo in parapendio. Lasciate le nostre misere cose nel suo appartamento partiamo per qualche ora alle piscine termali di Brigersbad, che troviamo gremite come la spiaggia di Riccione e ci facciamo il giro delle vasche, da quella fresca a 25° a quella calda a temperatura corporea.

L'ultima cena la passiamo in terrazza in compagnia di Andres, del suo coinquilino, giovane come un ragazzo, e una comitiva di signore colombiane in vacanza che albergano come noi grazie a uno strano giro di amicizie e parentele incrociate. Andres cucina e serve tutti con un sorriso ineffabile, che pare copiato dalla Gioconda, e ci quieta, mettendoci una mano sulla spalla, mentre guardiamo la strada del Sempione che ci pare essere già in paradiso tanto è lassù fra le nuvole.

“Salite con calma e ce la farete”. Facile dirlo per lui che ha la metà dei nostri anni, fa parapendio, downhill e non ricordo quali altre diavolerie. “Ma non è pericoloso quello che fai?” chiede ingenuamente Meri.

“Ma è la vita stessa che è pericolosa”. Giusto. Che scemi, non ce ne eravamo mai accorti.


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