29 luglio: Ambery – Saint Genix

Ambery en Bugey – St. Genix les Villages (84.7 km)



C’est ne pas vrai

Mi dicono che sono un manipolatore, ma non è vero. Che stimo al ribasso distanze e dislivelli per motivare la truppa, ma sono falsità. Che centellino la verità goccia a goccia quando ormai siamo dentro e dobbiamo ballare ma è una menzogna.

Prendiamo ieri, per esempio. La tappa da GPS era di una sessantina di chilometri, ma che ne sapevo io che i nostri ospiti erano così lontani dal punto di arrivo, tanto da arrivare quasi a 80 km? Avrei potuto controllare e infatti l'ho fatto quando siamo arrivati a tappa, stanchi, nel tardo pomeriggio. Perché non ho controllato la mattina? Ma posso mica far sempre tutto io, no?

Poi c’è la questione delle salite. “Ci sono salite?” mi viene chiesto. Pare facile rispondere. Definiamo prima cos'è salita e cos'è pianura. Se definiamo “salita” qualsiasi variazione positiva di pendenza matematicamente diversa da zero per una distanza superiore a un centimetro allora pure il cortile del garage è in salita. Allora rispondo: “E’ più o meno in piano”. Lo so che sarebbe lo stesso dire “E’ più o meno a salite e discese” ma che, ne vogliamo fare una questione semantica?

Per non parlare delle previsioni meteo. “Come sarà il tempo?”, neanche fossi il compianto colonnello Bernacca. A parte che chiunque si può guardare le previsioni su internet e non vedo perché debba dispensare io queste informazioni, ma il punto vero è che le previsioni meteo non sono verità scolpita nella pietra. Quindi quando le previsioni dicono nuvoletta con pioggia non posso certo affermare con certezza che pioverà, quindi una risposta del genere “potrebbe esserci il sole” non è nient’altro che la pura verità.

A questo penso mentre ritorniamo verso Lagnieu a mattina inoltrata e sono talmente occupato nella mia arringa difensiva che non mi accorgo che nel paese sono spuntati dal nulla caffè, bancarelle, negozi. Dove ieri c’erano muri grigi oggi ci sono vetrine arcobaleno, al posto delle vie deserte mercanti e donne di paese che puntualmente chiedono: “sono buoni i pomodori?”, “buonissimi, ci mancherebbe”. E’ il miracolo del lunedi’ mattina che trasforma questi borghi francesi da foreste pietrificate in giardini brulicanti di vita.

Riguadagniamo il Rodano e pedaliamo a coté del fiume. Si sta di qua, si passa di là, si torna indietro, si riprende avanti, fino a che ci infiliamo ancora nell’entroterra, come ieri. Pettiniamo il pelo di due laghetti per pescatori dove sentiamo il morso dei succhi gastrici. Ci spiaggiamo e io mi sparo una dormita sdraiato in bilico su un tavolo come Eta Beta.

Quando riprendiamo il muscolo è pesante e il polpaccio ringhia, anche per mancanza di caffeina. Il nostro obiettivo è Morestel, un centro abitato con borgo medievale sopraelevato dove ci sarà pure un caffè. Infatti ce n’è uno solo, ma è sufficiente per quello che sta diventando un simbolo gastronomico di questo giro: caffè e orangina.

Torniamo sul Rodano, che scorre placido e panciuto sotto un mini-ponte di Bruclin, con cigni a famiglie intere e canoisti pigri che si lasciano calare dalla corrente. Oggi per fortuna chi ci ospita è solo a pochi chilometri dalla fine tappa nominale che altrimenti mi sarei trovato di fronte a una giuria popolare a confessare le mie malefatte.

E’ quasi sera quando incontriamo Pascal, liutaio e chitarrista, e Sophie contabile chiacchierona. Ci alloggiano in una cameretta-piccionaia in cima a una scaletta di legno da cardiopalma e ci sfamano con una cena monumentale con tutta la loro famiglia allargata, il francese che mi esce dalle orecchi e il vino che fumiga il cervello.


Cielo variabile. Nessuna precipitazione. Tappa spettacolare.

Pista molto ben tenuta, lungo il fiume. Percorso vario. Paesaggi grandiosi. Poca gente. Si pedala tranquilli.

Mangiamo il nostro panino in riva a un piccolo lago dove galleggiano le foglie tonde delle ninfee.

Arriviamo a casa di Sophie e Pascal. Lei contabile da 27 anni, amante delle lingue. Lui musicista-liutaio. La casa è semplice, molto vissuta, gestita con positiva leggerezza.

L'accoglienza è calorosa e rilassata. Sophie e Pascal sono una coppia giovane. Vivono insieme da 7 anni. Entrambi con alle spalle un matrimonio finito, hanno portato in dote alla loro unione lei due, lui tre figli. I

più grandi hanno superato i vent'anni. I più piccoli cavalcano rasenti all'adolescenza o vi nuotano ad ampie bracciate.

Noi conosciamo Florence, di quasi 13 anni, studentessa di italiano e aspirante fotografa e ... quindicenne.

Quando scendiamo in cucina, dopo la doccia, parlare di bicicletta è un modo semplice per familiarizzare su un terreno comune. Sophie e Pasqual ti parlano guardandoti dritto negli occhi. Sorridono. Lei estroversa e spigliata, lui più pacato, ma ugualmente generoso nella condivisione del pensiero.

In cucina il profumo preannuncia una cena gustosa e le aspettative non vengono deluse quando, dopo aver aiutato ad apparecchiare sotto la tettoia del cortile, ci sediamo a tavola e Sophie ci riempie i piatti con soufflé di patate, polpette, arrosto e fagiolini. Si parla di musica, di universo, di letteratura, del valore della lettura, del saper immaginare, comunicare, inventare. Si parla dell'impatto negativo della tecnologia sulle giovani menti dei nostri figli, del rischio di impoverimento nella sfera del linguaggio, nella capacità di concentrazione. Sono le preoccupazioni dei genitori che ci accomunano e la conversazione va ben oltre la fine della cena.

Dal tavolo si passa al laboratorio di liuteria, dove Pascal ci mostra e spiega il funzionamento del prototipo di contrabbasso al quale sta lavorando con l'intento di creare un vero e proprio marchio e avviare una produzione in serie.

E poi ancora di animali salvati da morte certa o da vita grama. Due cani di grossa taglia ci girano intorno e mi convinco che sappiano esattamente che si sta parlando di loro, quando vengono a posare il muso grosso e pesante l'uno, affilato e peloso l'altro, sulle gambe di Pascal e tra le mani di Daniele.

Sparecchiamo.

Passata la mezzanotte ci salutiamo. Sophie mi regala il primo volume della collana FORTUNA DI FRANCIA di Robert Merl. Io le suggerisco la lettura di "VOUS N'AUREZ PAS MA HAINE" di.....

Raggiungiamo la nostra camera arrampicandoci su, per una scaletta d'altri tempi, fino al sottotetto. Non si fa a tempo a spegnere la luce e subito le palpebre calano ed è viaggio diretto al mondo dei sogni.

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