Seyssel – Geneve (62.7 km)
Tout le mond est village
Il semaforo diventa verde. Inizio a spingere ma inchiodo subito. Un ciclista viene giù a tavoletta da sinistra passando col rosso. Le macchine dietro di me iniziano a clacsonare che sono passati ben 5 secondi e sto bloccando il traffico. Infiliamo una ciclabile strettissima in un parco che sembra stata sotto i bombardamenti. L’asfalto è sollevato in più punti e la ringhiera protettiva è spesso divelta, che si rischia più volte di volare di sotto.
Ritorniamo in città e tutto è un casino. Code, lavori in corso fermi con materiale abbandonato, biciclette a mucchi allucchettate ai segnali stradali, tutti che passano dappertutto. Un altro ciclista mi sorpassa a chiodo in mezzo all’incrocio e mi spara un calcio come si fa con i cani randagi per scacciarli via. Ovunque rumore di motori, clacson e aria appestata da polveri sottili.
Il calcio del ciclista me lo sono inventato di sana pianta ma tutto il resto descrive abbastanza bene quello che avrebbe potuto essere il seguito del sogno della Bastiglia e invece è stato il nostro arrivo a Ginevra. Non a Calcutta, a Ginevra.
Quando ci fermiamo in un parco in riva al lago (dove molta gente nuota in barba al divieto) mi sento un po’ smarrito e sollevato al tempo stesso. L’arrivo a Ginevra ha mandato in pezzi i nostri pregiudizi sugli Svizzeri e, sotto sotto, la cosa mi rallegra. Non ci sono italiani, francesi, svizzeri, ma solo esseri umani, che si comportano in maniera caotica e incoerente ovunque vai a stanarli.
Per i prezzi, però, è diverso. Esistono prezzi svizzeri e prezzi francesi. E in Francia i prezzi aumentano in modo inversamente proporzionale alla distanza dal confine svizzero. Prendiamo Seyssel, per esempio. Stamattina abbiamo lasciato 16 euro per due panini, due cappucci e tre brioches. Poco prima del confine ci hanno chiesto 9,50 euro per due caffè e un’aranciata, quando a Hieres-sur-Amby, poco dopo Lione, la stessa cosa ci è costata la metà. Cosa ci costerà entrare (non dico mangiare) in un ristorante in Svizzera? Per oggi non ci pensiamo, visto che, ancora una volta, saremo ospiti di un paio di buoni samaritani che si occuperanno dei nostri miseri bisogni corporali.
Oggi siamo andati su e giù tutto il giorno per colline, capitalizzando un buon migliaio di metri di dislivello in salita come assaggio del Sempione. Mi sono tornate in mente le salite della Romania, sfangate con Franci a suon di magnaccioni e allora mi viene l’idea di cantarne uno mentre salgo, registrarlo e mandarlo al figliolo che se lo ritroverà al suo ritorno dal campo scout.
L’andare per colline ci nasconde il fiume, che fa capolino solo a qualche curva da cui lo vediamo dall’alto, oppure a qualche attraversamento, quando le montagne russe del nostro percorso ci riportano, di tanto in tanto, a pianoterra.
A Valleiry, la cittadina di frontiera dei 9.50 euro per i caffè e l’orangina, ci fermiamo nel parco per la sosta-panino. Il parco è stato tutto piantumato ad alberi da frutto. More, mele, fichi, pere. Fantastico, peccato che abbiamo sbagliato periodo ed è tutto rigorosamente acerbo.
Ancora pochi chilometri ed entriamo nel paese crociato. L’ambiente è lo stesso, cambiano solo i cartelli e le piste ciclabili, che sono sensibilmente diminuite. La lunga discesa verso Ginevra la godiamo poco, perché è continuamente interrotta da salite che danno l’impressione di non scendere mai.
Verso le 18 lasciamo il nostro posticino in riva al lago per raggiungere i nostri ospiti, Marie e Paul, che ci accolgono nel loro appartamento al quinto piano. La mia bici, essendo grande come un cavallo, non ne vuole sapere di entrare in ascensore e si impunta come un mulo, che mi tocca ammansirla con due carezze, una zolletta, e caricarmela in spalla e portarmela su così, per l’ultima salita di questa giornata sinusoidale.