19 agosto: giro di Texel

Giro di texel (52,2 km)



L'orgoglio del maschio

Oggi è stata una giornata dura. In parte per il tragitto, più lungo del solito e per la maggior parte controvento, in parte per gli umori di Franci, decisamente non in vena. Il programma prevede il periplo di Texel con visita al faro, all'estremità nord, e il traghettamento sulla terraferma per dormire in un campeggio appena fuori a Den Helder. La mattina partiamo percorrendo la costa orientale, lungo una ciclabile che costeggia il mare. Dopo pochi chilometri Franci dichiara di essere distrutto dalla fatica; in effetti il vento è contrario e la differenza fra avere il vento a favore ed averlo contrario è abissale.

Facciamo un paio di soste per riprendere fiato, e tutto sommato ce la facciamo a tirare fino al faro fra una chiacchiera e l'altra tenendomelo al mio fianco.

Il faro all'estremità settentrionale dell'isola è visitabile e giustamente noi lo visitiamo. È stato costruito verso la fine dell'ottocento per aiutare le navi che in quelle acque basse e piene di correnti affondavano a mazzi. Durante la seconda guerra mondiale è servito come rifugio a dei georgiani prigionieri di guerra che si erano ribellati ai tedeschi i quali, non volendo farla troppo lunga, hanno risolto la situazione assaltando il faro senza troppi riguardi.

Dopo la guerra è stato ricostruito attorno a quello vecchio, così che dall'interno è possibile percorrere l'intercapedine fra le due costruzioni.



In cima, al sesto piano, lo spettacolo è notevole, soprattutto verso il mare (verso terra c'è troppa foschia data la giornata torrida). Un cartello ci informa che il Polo Nord è distante 3000 km, praticamente tre Italie una in fila all'altra.



Dopo il faro dobbiamo dare a Franci la sua parte, ovvero il tanto agognato bagno che gli ha dato la forza di arrivare fin qui. Il mare è percorso da una corrente molto forte, poiché qui c'è l'incontro del Mare del Nord con il Waddenzee. Entriamo (ovviamente se il Ciccio fa il bagno devo farlo pure io, se no come si fa a giocare al cane che va a prendere la ciabatta?) e sembra di essere in un fiume.

Io tiro la ciabatta contro corrente per facilitare il recupero e Franci nuota praticamente sul posto, il giusto per non farsi trascinare dalla corrente.

Il momento top è quando vediamo una foca vagolare per il mare, facendo presumibilmente razzia di pesci. Si immerge e riemerge un po' di volte, ma non si avvicina mai come noi ovviamente avremmo voluto.

Sono le 15 quando partiamo per il ritorno e nutro forti dubbi che arriveremo a prendere il traghetto. Il buonumore conseguente al bagno si dissolve e Franci ritorna un po' gnagneroso (leggi: rompipalle), anche grazie al fatto che il vento ha girato dalla parte opposta, esattamente come noi e che la prima parte del percorso si snoda fra le dune ed è quindi a salite e discese (Vorrei sapere chi ha detto che l'Olanda è tutta piatta!). C'è da dire che, malgrado la fatica, Franci non vuole prendere in considerazione neppure lontanamente di fermarci prima, o di lasciare a me le sue borse, che pesano esattamente come le nostre e gli fanno sbilanciare continuamente la bici, troppo piccola per quel carico ("Perché deve essere sempre la mia bici che cade! Tutte a me capitano! Non è giusto!").

Lo spunto giusto lo riceve da una bambina italiana di nome Sonia che a un certo punto lo supera incitata dalla madre. Punto sul vivo nell'orgoglio di maschio, il Ciccio riparte stile Pantani e a quel punto non si ferma più. Il percorso si fa più tranquillo, ma il tempo no. Veniamo sorpresi da un temporale che evitiamo per un pelo grazie ad un fienile aperto che si materializza davanti a noi nel momento critico.

Nell'ultimo tratto improvvisiamo una gara olimpica di ciclismo vinta dal Ciccio con telecronaca di Meri che scopre di avere un futuro professionale assolutamente inaspettato di fronte a lei. Prendiamo il traghetto, ceniamo in un ristorante indiano a Den Helder e guadagnamo il campeggio che sono quasi le nove di sera. Al termine della giornata abbiamo macinato 50 km.

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