Lyon – Ambery en Bugey (77.6 km)
La première fois
La prima volta per noi è stata una specie di miracolo. Non avevamo mai ospitato ciclisti prima. Ogni tanto arrivava qualche richiesta, ma sai com’è: una volta il frigorifero è vuoto, un’altra la camera è in disordine, un’altra ancora l’Ariete è in opposizione al Toro e la precessione degli equinozi non svalvola. Insomma fino a quel momento le nostre risposte alle varie richieste sul circuito Warmshowers erano state solo dei Desolé.
Ma una richiesta di una donna americana di 83 anni che si faceva a pedali da Parigi a Milano non si poteva ignorare, e così quella volta abbiamo detto sì.
Chi ti aspetteresti di vedere arrivare in un caso come questo? Una supernonna disneyana modello tornado, di quelle che si installano in cucina e tirano fuori una cena a dodici portate da un frigo semivuoto. Polpacci sodi, viso abbronzato e rugoso, asciugato dal sole. Quando incontro Ethel, sotto casa, capisco che di questo quadretto ho indovinato solo le rughe.
Ethel è piccola, gracile, occhi chiari come un bicchiere d’acqua. Traballante e con le gambe piene di cerotti. Eppure si è fatta da Parigi fino a casa nostra a pedali, chiedendo un passaggio solo per passare le alpi che se avesse fatto pure il Piccolo San Bernardo a gambe giuro che avrei venduto la bicicletta con telaio, catena e tutto.
E’ una specie di donna-lupo quella che ospitiamo. Serena ma indomabile. Ci dice che i vari figli sparsi per gli Stati Uniti hanno cercato in qualunque modo di fermarla per togliersi la preoccupazione di questa madre che va in giro per il mondo e che potrebbe salutarlo per sempre dal guard-rail di una strada statale. Ma “visto che devo morire, tanto vale che succeda mentre sto facendo qualcosa che mi piace”, ci dice. Ogni tanto vado sul suo profilo Warmshowers per vedere come se la passa. L’ultima volta era appena tornata da un giro in Nuova Zelanda.
Nel nostro piccolo noi siamo la prima volta per Severine e Philippe, giovane coppia che vive ad Amberieu en Bugey con due figli a qualche anno dall’adolescenza. Stanno incominciando a scoprire il mondo delle due ruote e hanno pianificato un primo giro di più giorni con tappe di 20 km al giorno. Un po’ come abbiamo fatto noi con il primo giro in Olanda quando il Ciccio aveva 8 anni. Si è visto come è andata a finire.
Ad Amberieu siamo arrivati tardino, verso le 18:30. Partiti stamattina alle 11 sul finir della pioggia abbiamo iniziato a risalire il Rodano come salmoni. Per stradine popolate da joggers e passeggini passiamo dal parco Mirabelle, dove il fiume ingrassa un poco formando un lago a scartamento ridotto che è il fuori porta dei Lionesi che si spiaggiano a giocare a palla e prendere il sole.
Ancora qualche chilometro e salutiamo il fiume, intrufolandoci in una campagna vagamente collinare. E’ domenica e in giro non c’è nessuno. Niente auto, niente ciclisti, niente umani, niente di niente. Persino un somaro che pascola placido si sente talmente solo che appena ci vede raglia anche l’anima per farci fermare a grattargli il muso. Nei centri abitati non un bar, un caffè, un ristorante. Appena ne avvistiamo uno ci calamitiamo ma è chiuso, non ci resta che sfamarci con un solitario panino seduti per terra nel giardino disabitato del ristorante. Senza neppure una formica che venga a chiederci una briciola di pane.
Dopo pranzo ancora su e giù per colline. Attraversiamo qualche paesino pittoresco ma deserto, fino a che, dopo una curva, improvvisamente, non il mare, ma un ombrellone. Aperto. Con tavolini e sedie. E una porta aperta che dà in un locale. E’ un bar. Per un italiano il bar è una specie di porto sicuro che non serve solo al relax, ma racconta in qualche modo la gente, il luogo. Senza il bar un qualunque centro abitato è come se mancasse dell’anima.
Siamo seduti a ordinare due caffè e un’orangina prima ancora di fermarci e ci spiace dover ripartire, visto che siamo un po’ stanchini. Si scende e torna sul fiume a Lagnieu, fine della tappa nominale ma non di quella reale, visto che i nostri ospiti vivono ad Amberieu che si trova a un’altra decina di km più su.
Quando arriviamo Severine ci saluta dal balcone e ci offre la loro splendida casa. Camera in mansarda, cena in giardino, colazione in cucina. Quando torneremo a casa sarà sicuramente più difficile rispondere “desolé”.

